50 chilometri sull’orma di un antico ghiacciaio

La stagione che sta per concludersi non è andata proprio come l’avevo sognata e immaginata; dopo aver tagliato, nel 2025, il traguardo a Courmayeur del TOR100 pensavo che il 2026 sarebbe stato un anno ricco di soddisfazioni e soprattutto di partecipazioni a tante gare dalla lunga o lunghissima distanza. Ma non tutto va sempre secondo i piani.

Acciacchi fisici, impegni personali e un percorso di allenamento non sempre costante e con il giusto metodo non hanno mai fatto in modo che io riuscissi ad esprimermi al meglio. Un vero peccato perché di testa, esperienza e carattere sono maturato tanto rispetto agli anni precedenti.

Fra le manifestazioni che più mi hanno regalato emozioni c’è il Morenic Trail, una gara ben organizzata che si corre nella zona di Ivrea, precisamente sul perimetro della morena rimasta dopo il ritiro del ghiacciaio balteo.

Insieme agli amici Manuel e Michele mi sono iscritto alla distanza da 50 chilometri denominata TraiLake anche se per lungo tempo ero indeciso se azzardare la partecipazione alle 120 chilometri. Fortunatamente non l’ho fatto! Una settimana prima della competizione, facendo un lungo di 30 chilometri con un paio di scarpe nuove, mi sono procurato un’infiammazione importante al ginocchio.

Sono le 13.00 di Sabato 9 Maggio, salgo sulla navetta che da Brosso (zona di arrivo) ci porta sulle rive del Lago di Candia per la partenza di questa gara. Nel viaggio provo a chiudere un po’ gli occhi e riposare ma il ginocchio destro mi fa malissimo; dentro me prego e spero di poter correre tutto il viaggio.

Sono le 15.00, si parte! La temperatura è alta e nei primi chilometri il percorso non è per nulla scontato come avevo ipotizzato visto il dislivello totale di “soli” 1500 metri positivi; ci sono molti strappi nei boschi, continui cambi di ritmo e il terreno è molto sconnesso. I miei fastidi si accentuano.

Poi, finalmente, si arriva alla Chiesa Romanica di Santo Stefano al Monte dove è situato il primo ristoro; mi alimento bene e riparto insieme a Michele. La fase successiva, nonostante il dolore, me la godo e mi diverto sui sentieri che ora sono diventati molto più facili e corribili. Passano veloci i chilometri e i ristori (sempre ben forniti e calorosi). Dopo Vialfrè rimango solo ed è uno dei momenti più belli e intimi di questa avventura; mi sento libero e felice di fare quello che amo di più: correre in natura. Questo sentirmi bene mi distrae un po’ dalle scosse che ricevo sul ginocchio ogni volta che appoggio il piede destro. Superati i 25 chilometri la mia corsa diventa sempre più lenta e meno fluida, ancora manca molto al traguardo ma stringo i denti e vado avanti.

Arrivo al ristoro di Ponte Preti (circa 30° chilometro), di nuovo in compagnia di Michele. Qui purtroppo troviamo Manuel che si era da poco ritirato (era partito da Candia con ben altri obiettivi di classifica rispetto a noi).

Decidiamo di fermarci qualche minuto e mangiare un po’ di pasta in brodo. Cerchiamo di ricaricare bene le energie per la parte finale che sarà quella più dura dal punto di vista del dislivello e della ridotta visibilità.

Appena ripartiti ci sorprende subito una rampa durissima che manda in confusione il mio stomaco; decidiamo di rallentare un po’ il passo e aiutare il mio corpo a digerire. Dopo qualche chilometro sono come nuovo. Corro leggero, mi diverto, il ginocchio non fa più male.

Poi inizia, fino all’arrivo, un continuo susseguirsi e alternarsi di brevi ma intense salite con tratti corribili. Un su e giù continuo. Senza i bastoncini, le rampe tagliano letteralmente le gambe. Ma oramai non manca tanto. Spingo al massimo.

Al ristoro del Lago di Alice indossiamo la frontale, oramai è arrivata la notte.

Meno di 10 chilometri ci dividono dalla finish line. Poco prima di Brosso (che si trova a circa 800 metri sul livello del mare) si apre un bellissimo panorama sulla piana di Ivrea, completamente illuminata dalla luce di case e strade. Una spazio immenso che, da lassù, sembra tutto nostro. Sono questi piccoli momenti, attimi pieni di bellezza che ripagano in pieno ore di fatica.

Ci siamo: sentiamo lo speaker, appare il villaggio dell’evento in fondo alla discesa. È fatta!

Io e Michele, felici e soddisfatti, tagliamo il traguardo in 7 ore e 39 minuti.

Mi godo, con i miei amici, la grande festa finale (per cui è rinomato anche il Morenic Trail) prima di ripartire, orgoglioso di aver lottato con le unghie e con i denti per 50 chilometri.

Un’altra medaglia importante è stata portata a casa!


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