Spesso inseguiamo competizioni internazionali, gare di lunghissima distanza e poi ci dimentichiamo o saltiamo i trail locali che, nonostante percorsi e scenari di estrema bellezza, fanno fatica a raggiungere importanti numeri di atleti iscritti al via; quasi sempre sono eventi ben organizzati dove si può respirare il vero spirito di amicizia e condivisione del trail running.
Questo fine settimana c’erano molte manifestazioni importanti in calendario ma alla fine ho deciso di iscrivermi al Trail Sauvage in Valsavarenche (Parco Nazionale del Gran Paradiso) e correre la distanza denominata “Stambecco” di 21 chilometri. Ero pienamente convinto che i paesaggi e i sentieri di queste terre selvagge, non lontane da me, avrebbero soddisfatto a pieno la mia sete di libertà e di bellezza. Così è stato!

La gara prende il via, in salita, dal centro di Degioz e dopo circa un chilometro e mezzo si toccano i caratteristici villaggi di Nex e Tignet (luoghi che ho avuto modo di raccontare in un articolo su viaggimedievali.com). Questa prima parte non è banale: nel gruppo il ritmo è subito alto ma la salita c’è e si sente immediatamente sulle gambe e sul fiato. Bisogna ascoltarsi bene e capire il momento giusto in cui smettere di correre e iniziare a camminare spingendo tanto sui bastoncini (ovviamente per atleti di bassa classifica come me). Ci vuole veramente poco ad andare fuori giri.
Dopo essere passati sotto la Cascata di Levionaz ci sono circa tre chilometri e mezzo (in gran parte in dei bellissimi boschi) molto veloci e nervosi dove ho cercato di gestire in vista della lunghissima salita che ci avrebbe aspettato dal 5° all’11° chilometro (1100 metri di dislivello positivo).
Arrivo all’inizio dell’ascesa dopo 45 minuti di gara, mi rendo conto di essere andato forse troppo piano ma non mi perdo d’animo; prendo un gel e cerco di trovare subito il mio passo. Mi sento bene, sorpasso degli atleti e salgo sicuro. Poco prima del ristoro liquido dell’ottavo chilometro sento un grande calo di energie e decido di mangiare un pezzo di barretta ma purtroppo mi darà solo noie allo stomaco; devo drasticamente calare il ritmo per non rischiare di rigettare. Arrivato al rifornimento idrico di Meyes, fra antichi alpeggi e una cappellina, bevo un po’ di Coca-Cola che mi rimetterà in ordine i fastidi. Il panorama è incredibilmente bello: il Gran Paradiso, con i suoi ghiacciai, è lì proprio davanti a noi.

Si riparte, ancora mancano circa 500 metri di dislivello al termine dalla salita, bisogna sapersi gestire. Dopo poco più di un chilometro si entra in un altopiano e le pendenze per qualche centinaia di metri si attenuano; è il momento giusto per mangiare qualcosa prima dell’ultimo strappo che ci porterà al punto massimo di quota della gara.
Dopo 2 ore e mezza dalla partenza sono ai 2771 metri del Colle Manteau, proprio come avevo ipotizzato nel pre-gara. Saluto i volontari presenti, allaccio bene la scarpa destra, metto i bastoncini nella faretra e poi inizio la lunga discesa di quasi 11 chilometri con 1400 metri di dislivello negativo. Avendo provato il percorso e conoscendo le mie capacità e i miei ritmi l’obiettivo di concludere la gara in 4 ore è fattibilissimo.
Inizio a scendere, mi sento abbastanza bene fisicamente e il morale è alto per la sensazione di libertà che provo a correre a determinate quote. Bisogna rimanere concentranti, dopo qualche tornantino sotto la vetta, c’è un un tratto di qualche centinaio di metri molto tecnico fra le pietraie che però affronto deciso e sicuro.

Da qui in poi devo e voglio spingere al massimo ma il mio stomaco è al limite e quindi non riesco ad alimentarmi o a bere come avrei dovuto per correre veloce; capisco che la mia corsa, nonostante sia sempre costante in qualsiasi condizione di terreno, non ha la velocità sperata. Più di cosi non posso andare, stringo i denti. Intanto mi godo single track da viste uniche e laghi alpini. Arrivo, al 17° chilometro, al ristoro del Casotto di Orvieille dove bevo e mi rinfresco al fontanile. Mangio due biscotti e riparto veloce per affrontare gli ultimi chilometri più tecnici nel bosco. Finalmente vedo il villaggio di Creton, manca poco.
Nell’ultimo tratto, sulle piste di fondo, cerco di dare tutto quello che mi è rimasto e chiudere magari sotto il tempo che mi ero prefissato. Transito sulla finish line in 4 ore e 3 secondi. Abbraccio mio padre che per la prima volta mi vede in una gara, saluto gli amici e poi riprendo un po’ di fiato sedendomi sul prato.
In termini di classifica il risultato è abbastanza mediocre: 139° su 170. Sono contento però di come sono migliorato sulle discese tecniche (in 11 chilometri solo una persona mi ha superato) e sulla gestione mentale; due fattori molto importanti per chi come me è innamorato delle competizioni di lunga distanza.

Alla fine ho dato tutto, sono felice della gara che ho fatto e di aver avuto il privilegio di correre letteralmente in “Paradiso”.
Non tutti corriamo per il podio e l’importante, credo, è sempre quello di divertirsi e magari centrare i propri obiettivi. Io il mio l’ho centrato in pieno: missione compiuta.
Testa ora alle prossime avventure.
W il Trail!
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