Il 2025, dopo il Winter Brich Trail, è stato un anno ricco di avventure dove ho cercato di raggiungere il mio sogno: correre le “ultra“. Mi sono allenato, ho tolto tempo prezioso alla mia famiglia, ho partecipato a tantissime gare cercando di scegliere anche competizioni sui 40/50 chilometri per prepararmi.
Nelle distanze più lunghe, spesso, ho tagliato il traguardo solo grazie alla mia forza mentale; ho vissuto trail dove ho avuto seri problemi di stomaco e non sono riuscito ad alimentarmi o a bere come avrei voluto e dovuto. Nelle gare più brevi invece i risultati sono stati positivi, con piazzamenti discreti e molto superiori alla stagione precedente.
Sono le ore 6 del mattino del 18 luglio, inizia da Pont-Saint-Martin la mia Monte Rosa Walser Waeg by UTMB (82 chilometri con 6300 D+); dovrò arrivare entro 25 ore a Gressoney-Saint-Jean. Una vera follia ma sono super gasato; è la mia gara obiettivo dell’anno, è la mia prima vera lunghissima distanza.
Parto bene, corro veloce e mi diverto. Poi arriva inaspettata una freddata alla pancia e sono costretto a rallentare. Per qualche chilometro non mi sento bene, ma cerco di stringere i denti e mano a mano mi sento meglio; arrivo in meno di 4 ore al primo grande ristoro di Gaby (21° chilometro con 1450 D+). Decido di mangiare con calma, ricaricare bene le batterie e cercare di sistemare al meglio i problemi intestinali.

Riparto, sono carico e motivato anche grazie alla numerose persone sul percorso pronte ad incitarci. Ci aspetta la salita più dura, si sale al Colle del Frudière (2271 metri); in pochi chilometri c’è un dislivello di oltre 1200 metri.
Tutti la temono, io no. Due settimane prima, come preparazione mirata, avevo partecipato e concluso bene il Vertical Croce di Fana (10 chilometri con 1600 D+).
Mi ripetevo che ero in grado di affrontarla senza troppa paura, bisognava solo trovare il proprio passo e non fermarsi mai. Mi ripetevo che vivevo sulle Alpi dove tutto è verticale e fare 1000 metri di dislivello è pane quotidiano per uno che corre in montagna fra questi sentieri.
Durante l’ascesa sorpasso numerosi atleti, vedo persone stremate: c’è chi è seduto sotto un albero, chi si ferma vicino ai ruscelli per rinfrescarsi. Io salgo, un po’ affaticato, ma sicuro. Compio solo un errore, grave. Non bevo e non mangio nell’ultima parte di salita per evitare di fermarmi o avere problemi di stomaco. Arrivo in cima, sfinito, avevo consumato ogni grammo di energia. Il tempo però è buono, sono in anticipo rispetto alla mia tabella di marcia. Qui c’è un ristoro (solido/liquido), decido di fermarmi un bel po’ e ricaricarmi al massimo. Mancano solo 12 chilometri alla base vita di Brusson ed è quasi tutta discesa.
Proseguo, il sentiero però è molto tecnico e sconnesso, non mi trovo a mio agio, mi inizia a dare fastidio il ginocchio destro, vado pianissimo. Poi finalmente inizia un tratto corribile e facile che mi dà morale. Sono circa le 14, fa caldissimo. Arriviamo al piccolo villaggio di Graines (una delle location del film “Le otto Montagne”) qui c’è un fontanile: bevo e mi rinfresco la testa e il volto.
Inizia ora un’apparente e facile salita di qualche centinaia di metri di dislivello che quasi sul finale risulterà fatale. Inizio ad avere fitte allo stomaco fortissime, mai avute prima, mi manca il respiro.
Resisto, vado avanti poi decido di ritirarmi. Così i successivi chilometri, nonostante siano in discesa e io stia leggermente meglio, li cammino. Il mio unico obiettivo ora è solo quello di arrivare a Brusson per poi tornare a casa. Sono demoralizzato.
Poi, a circa un chilometro dal paese, mi dico che dovevo andare avanti, non dovevo mollare. Se anche mi fossi ritirato più avanti ci avrei almeno provato; avrei riportato a casa tanti chilometri sulle gambe con la prima esperienza di gareggiare in notturna, finalmente avrei indossato la frontale!

Sapete come è andata a finire? Che io ed altre decine di atleti, avevamo interpretato male il regolamento e siamo stati messi fuori gara per tempo massimo. Il cancello orario delle 17.30 della base vita era inteso in uscita e non ingresso. Io sono ripartito alle 17.33 (orario ingresso intorno alle 16.43) e per soli tre fottuti minuti non ho potuto proseguire questo grande viaggio.
Un finale amaro, amarissimo. Non un fallimento però. Avevo comunque percorso più di 40 chilometri con oltre 3000 metri di dislivello! La montagna, la gara per questa volta mi avevano respinto. Avevo commesso degli errori ma ero sicuro di essere sulla strada giusta per agguantare quel sogno chiamato ultra-trail. Dovevo solo continuare ad allenarmi e crederci.
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