Ritirarsi in una gara da 120 KM significa essere perdenti?

Sono passate poche ore dal mio ritiro alla Monte Rosa WalserWaeg da 120 chilometri con oltre 8000 metri di dislivello positivo eppure, invece di essere triste e sentirmi sconfitto, mi sento sereno e orgoglioso del mio viaggio.

La gara valdostana, dallo scorso anno nel circuito by UTMB, è probabilmente come distanza, dislivello e cancelli orari fra le ultra più dure al mondo; non lascia margini di errore, di crisi. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata portarla a casa ma sapevo anche quello che era cambiato dentro me dopo aver concluso il TOR100 dello scorso anno. Le gare di lunga distanza ti fanno maturare una forza mentale e gestionale che ti permette poi di sognare in grande e di sapere come la testa e il corpo potrebbero reagire a tante ore di gara, privazione di riposo, freddo, caldo, buio e tanta tanta fatica.

Al momento dell’iscrizione ero molto indeciso se partecipare alla distanza da 80 chilometri (sicuramente più fattibile ma non meno facile visti i suoi 6000 metri di dislivello) o la 120 chilometri. Alla fine, spinto e incoraggiato anche da Carmen, ho scelto di sognare alto, ho scelto di vivere un viaggio più che una gara, ho scelto il tragitto più lungo. Pensare di partire da Aosta e arrivare a Gressoney-Saint-Jean per me aveva e ha un significato personale che va oltre una classifica o delle barriere orarie. Se avessi scelto altre gare non sarebbe stato uguale, non avrebbe avuto lo stesso sapore.

La conferma della magia di questo trail l’ho avuta nel momento della partenza. Iniziare una gara con altri 700 atleti da tutto il mondo, nel capoluogo valdostano, di venerdì pomeriggio circondati da migliaia di persone che ci applaudivano e che ci guardavano ammirati è stato un momento che porterò sempre con me. Semplicemente da pelle d’oca!

La partenza della Monte Rosa WW nel cuore di Aosta

Purtroppo il mio viaggio si è arrestato a 55 chilometri, 4000 metri di dislivello e 14 ore di attività. Nonostante io non abbia completato il percorso mi sento felice, come è possibile?

La maggior parte delle persone vede il DNF come una sconfitta; altre considerano il tuo “non c’entrare l’obiettivo” come qualcosa di normale, di preannunciato perché ti avevano avvisato che sarebbe stata dura, che non eri all’altezza o che dovevi allenarti di più. In pochi però, forse solo tu, nel tuo intimo, sai quello che hai vissuto in tutti quei chilometri ed è proprio quello che ti fa vedere il bicchiere mezzo pieno. Solo tu conosci la forza mentale, la voglia di reagire ai momenti no, la forza fisica di correre dopo 40/45 chilometri. Sono tutti questi aspetti, invisibili agli occhi esterni, che ti danno la certezza di poter far parte di quel pazzo gioco che si chiama ultra trail.

Insieme al mio amico Luca, con cui avevo concluso proprio il TOR, ho fatto una buona prima parte di gara, dove abbiamo cercato di avere un buon passo senza esagerare. Dal 20° al 30° chilometro è stato il momento più difficile da gestire, rimango solo; non riuscivo a respirare bene sulle salite (e visto il disumano dislivello) ho perso parecchio terreno che poi ho recuperato dal ristoro di Saint-Barthélemy (34° chilometro circa) sino alla base vita di Antey-Saint-André (48° chilometro). In quei 14 chilometri c’era il temutissimo e ostico Col Fenêtre dove sono salito molto veloce (non avevo più difficoltà respiratorie) e ho recuperato diverse posizioni; poi una lunghissima discesa dove mi sono divertito, ho ammirato l’alba, ho dato tutto quello che avevo ma purtroppo ho anche “distrutto” le gambe.

Nel palazzetto di Antey, dove c’era Manuel a farmi assistenza, mi fermo solo per pochi minuti, riparto subito convinto di poter arrivare alla successiva base vita di Cervinia e giocarmi ancora le mie carte. Mi ricordo che al TOR100 alla prima base vita, nonostante fosse a meno chilometri di distanza, ero arrivato come uno straccio e facevo fatica anche solo a parlare; qui invece ero arrivato in condizioni ottimali (un dato che mi ha dato sicuramente molto morale).

La mia attrezzatura per la gara

Sulla successiva lunga salita che porta a La Magdeleine però le mie gambe sono di legno, cammino troppo piano e intuisco che il ritiro sarebbe stato solo questione di chilometri. Ci ho provato, ho dato tutto ma quando ho capito che sarebbe stato impossibile rispettare i tempi imposti in quelle condizioni ho preferito fermarmi salvaguardando il fisico. Un vero peccato perché i successivi tratti della competizione, sulla balconata del Cervino, erano quelli dove sognavo più di tutti di correre e dare il massimo.

Dovrò sicuramente migliorare, crescere sotto l’aspetto atletico ma sono felice e orgoglioso di fare quello che sognavo, quello che solo poco tempo fa ritenevo impossibile. Inoltre, sono pienamente convinto che, in un mondo fatto di apparire e apparenze, per crescere come uomini, prima, e come sportivi, poi, bisogna saper perdere e accettare la sconfitta quando si intraprendono grandi sfide.

Roma non fu costruita in un giorno.


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2 pensieri riguardo “Ritirarsi in una gara da 120 KM significa essere perdenti?

  1. Avatar di mysticalamphisbaena3ccbe8e5c9
    mysticalamphisbaena3ccbe8e5c9 19 luglio 2026 — 7:54 PM

    ciao Francesco, grazie per il racconto, lo aspettavo con impazienza!
    Sono molto dispiaciuto che tu non ce l’abbia fatta! Ti ho seguito su UTMB live ora per ora e stavi andando bene!
    Questa gara è difficilissima, secondo me più del Tor 100, non tanto per distanza e dislivello abbastanza simili, ma soprattutto per le barriere orarie molto più esigenti.
    Come hai detto bene, le sconfitte vanno accettate e “usate” per crescere. Te lo dice uno che di legnate nei denti ne ha prese abbastanza (Tor130, VUT 90)
    L’età è dalla tua parte: hai tutto il tempo per accumulare esperienza e diventare più forte, passo dopo passo, consolidando il livello acquisito e migliorandolo un po’ alla volta. Ce la farai, ne sono sicuro!
    Spero di ritrovarti presto in qualche altra gara!
    Alessandro

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    1. Avatar di francescofrigida

      Grazie di cuore Alessandro per le belle parole e per aver seguito il mio viaggio.

      Sono sicuro che prima o poi ci rincontreremo in qualche ultra.

      Buone corse!

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